Università Atlantidea
  • Autunno 2011
  • settembre22nd

    Pronti, via!

    Si riparte! Dal 28 al 30 settembre si svolgerà a Coa la seconda tappa del seminario “Il vecchio codice, il nuovo codice”. Ma dove e come ci eravamo lasciati a luglio? Troppe cose emozioni percezioni sensazioni. Dalla lacrime di gioia al terrore di mettersi in gioco, dalle risate di pancia agli abbracci più struggenti. Partecipazione e unione in ogni attimo della giornata. Come raccontare con parole (con il “vecchio” codice) questa esperienza è davvero il problema dei problemi. Abbiamo tentato di riassumere in un florilegio, una micro-antologia di commenti, frammenti e riflessioni post-Coa ciò che è accaduto. Con la consapevolezza che il mosaico estemporaneo delle voci dei e delle partecipanti fosse l’unica approssimazione possibile. Se la prima tappa ha segnato l’esplosione e la scoperta delle energie, in questa seconda andremo più a fondo, cercando di lavorare sugli Ego alterati e sui contrari. Sembrerà la solita “coincidenza”, ma proprio ieri Marcello Buiatti (biologo) e Giuseppe Longo (matematico) alla Sapienza discutevano del “benevolo disordine” del vivente, offrendo una serie di espressioni e concetti che Viola ha messo al centro del suo lavoro: biorisonanza (l’influsso reciproco che i diversi “strati” del vivente hanno fra loro), salto quantistico (lo fanno in continuazione gli esseri viventi, che hanno al loro interno meccanismi di “regolazione” quantistica che prevedono, fra l’altro, trasmissioni di informazioni all’indietro nel tempo) e infine aleatorietà del vivente (“abbiamo bisogno dei contrari per vivere”, ha detto Buiatti). A un certo punto qualcuna nel pubblico, fatto soprattutto di studenti e dottorandi, ha chiesto in questo “disordine vincolato” quale fosse la soglia che identificasse la vita. Longo, ticchettando sulla cattedra, ha risposto: “la vita ha inizio con il ritmo. Per esempio il ritmo metabolico.” Non so quanto ne fosse consapevole, ma una delle interpretazioni del Damaru, il tamburello dello Shiva danzante,  è che il suono simboleggi il ritmo del battito della terra. Insomma, stupefacente.

    Un accenno alle tematiche appena esposte lo trovate anche nella lettera che Viola ha inviato pochi giorni fa a tutti/e  i partecipanti al seminario di luglio. Ancora una volta anticipando ciò che avrei ascoltato (da altri) dopo. Anche (ma non solo) per questo le ho dedicato Che cosa è per me un Maestro.

    "Il seminario integrato? Wow…"

    Come nel precedente incontro proponiamo delle letture introduttive: stavolta abbiamo scelto un famoso testo di Ghandi, Hind Swaraj, composto quasi di getto nel 1909 durante un viaggio da Londra al Sudafrica. Il titolo è affiancato dall’inglese Indian Home Rule, ovvero l’indipendenza politica dell’India. Swaraj infatti vuol dire pressappoco “autogoverno”. Non si tratta semplicemente o esclusivamente di un testo “politico”.

    Scritto in forma di dialogo (Ghandi amava molto Platone), Hind Swaraj è un libro eversivo, scandaloso e impietoso che fa piazza pulita di tutte le invenzioni occidentali, ivi incluse le forme di governo, il cosiddetto progresso sociale e le tecnologie. Nulla viene risparmiato e al termine della lettura si esce abbastanza storditi. Nonostante infatti la semplicità e fluidità dello stile, quasi ogni parola di questo libro è uno schiaffo che va con calma meditato, digerito e assimilato.

    Ne avremo il tempo, a Coa. Per tre giorni ci riprendiamo un tempo per sospendere, sconnetter(ci), scivolare nel vuoto. Riabbracciare noi stessi. Sorridere. A presto!